UFO'S MOM CAMBIA CASA!

Attenzione, attenzione, UFO'S MOM HA CAMBIATO CASA!

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Vi aspetto!

domenica 31 marzo 2013

Domenica 13/52 ... uova di cioccolato e grandi abbuffate!

E' arrivata la Pasqua e quest'anno ha un sapore speciale.
No, non quello del cioccolato, o meglio non solo.
Questo giorno mi riporta indietro di un anno fa circa: stesso sole, stesso cielo azzurro, ma pochissime ore di sonno! La notte di Pasqua del 2012 è cominciata con le prime contrazioni alle 2 di mattina ed è stato un crescendo di emozioni, pianti, angosce, sofferenza ed esaltazione. E' ancora tutto lì, impresso nella mia mente e in un punto imprecisato del mio corpo, quando ci penso mi si aggroviglia lo stomaco e sento i brividi sulla pelle. Ricordo nitidamente che le prime spinte di Ufo mi fecero saltare il pranzo di Pasqua e, credo, anche alle nostre famiglie ... quelle ore di attesa e dolore ci unirono tutti!
Quest'anno mi sono decisamente rifatta di quel pasto saltato, già a cominciare dalla colazione!


Il nostro ometto, per motivazioni che sfuggono al mio intelletto, ha dormito fino alle 11. Credo sia stato un suo modo per farsi perdonare la notte in bianco dell'anno passato.
Nonostante stia attraversando una fase un po' critica, suppongo dovuta all'arrivo di un dente che lo fa sbavare come mastino napoletano, Ale si è prestato a nuovi look e nuove esperienze. 
Eccolo, quindi, sfoggiare la sua prima camicia, regalo dello zio che non esita a farsi immortale con una delle tante uova ricevute, sperimentare nuovi spazi (che per la sottoscritta vogliono dire invasione del salotto!) e fare nuove conoscenze con quadrupedi pelosi.



Complice il cambio dell'ora che ha sballato un po' tutti, il pranzo si protrae fino a metà pomeriggio. Il pupo crolla alle tre passate e, dopo la partenza dei parenti, papy ed io ci dedichiamo al nostro progettino per la festa del primo compleanno di Ale che si terrà tra una settimana esatta. Non mancherò di raccontare per filo e per segno ciò che accadrà in questo giorno così importante, ma per ora resta tutto top secret ... e comunque queste belle pennellate di turchese mi hanno proprio rilassato e convinto a sfoggiare le prime paperine della stagione. Okay, domani torna la pioggia, ma mi sono tolta la soddisfazione di uscire di casa senza calze!



Ora, considerando il pranzo e la cena sostanziosi, posso dire di essermi ampiamente rifatta del digiuno dell'anno passato.
Ora non ho più scuse per mettermi a dieta.

Ora, però, mi dite che cosa ne faccio di tutto questo cioccolato???




mercoledì 27 marzo 2013

Esiste un posto ...

Esiste un posto, si chiama Bologna e per anni nella mia mente di bambina è sempre e solo stato un punto in mezzo o quasi alla cartina dell'Italia, per anni ho pensato che fosse solo uno snodo, quando parte l'esodo estivo e immancabilmente ti trovi in coda proprio laggiù.

Esiste un posto, si chiama Bologna e da un paio di anni a questa parte vuol dire Fiera, la Fiera per eccellenza, quella dedicata all'editoria per l'infanzia, un paese dei balocchi per gli appassionati del settore e un appuntamento da non mancare per gli addetti ai lavori.


Esiste questo posto che si chiama Children's Book Fair perché, come è giusto che sia, in questa Fiera non si parla solo italiano e lo scopri all'ora di pranzo quando, nell'affollatissimo self service, senti parlare decine di idiomi e la tua voce si perde insieme alle altre.

In questo posto che ogni anno accoglie migliaia di visitatori, si raccolgono le attese e le speranze di tanti giovani di talento. Li riconosci subito, con la loro cartellina piena della loro arte, mentre si fanno immortalare con una foto davanti all'ingresso, spuntano un foglio pieno di appuntamenti, fanno la coda davanti agli stand degli editori più prestigiosi, vivono la Fiera sui minuti, di solito pochissimi, che vengono dedicati loro ad ogni incontro. Spesso hanno abiti colorati o stravaganti, si muovono instancabili, sanno che ogni occasione deve essere sfruttata, tutto si gioca sui loro fogli, ma loro voce resta lì, impressa e immensa: il muro lungo decine e decine di metri che accoglie all'ingresso ogni visitatore è una straordinaria esperienza visiva. Migliaia di biglietti, stampe, poster ... poco spazio, poche parole, poche immagini per parlare di sè ed essere notati.
Più che i cataloghi, quest'anno, ho portato con me decine di questi biglietti perché ho voglia di conoscere e di approfondire il vasto mondo dell'illustrazione.


In questo posto che mescola storie e vissuti, ci sono loro, i libri a fare da protagonisti. Che siano esposti come merce sui banchi o allestiti in colorate scenografie, non si può fare a meno di sfogliarli, toccarli, annusarli. Le novità, è vero, sono poche, segno inequivocabile di un settore che sta soffrendo la crisi, ma l'entusiasmo di chi le propone e le incoraggia è tanto. Ci vuole coraggio, oggi, ad essere una piccola casa editrice, coraggio di pubblicare testi di qualità, coraggio di sfidare una cultura legata alle logiche di consumo in cui i titoli più richiesti sono Peppa Pig e Geronimo Stilton. Questa realtà ci sono e a giudicare dall'interesse con cui venivano avvicinate dagli editori stranieri significa che sono preziose e ammirevoli.


In questo posto colorato e variegato si scambiano diritti d'autore e non c'è stand in cui non si discuta davanti a un libro, un tablet, un foglio di carta. Viene la pena soffermarsi a pensare che qui si decide tutto, tutto quello che probabilmente si leggerà nei prossimi mesi, qui si pongono le basi di progetti editoriali, traduzioni, qui si fanno incontri, si stabiliscono relazioni, si rinsaldano contatti. La Fiera è sostanzialmente questo lavoro di tessitura e cucitura di rapporti e, visto da fuori, è davvero ammaliante!

In questo posto dove perdersi e ritrovarsi, ci sono anche io che, accompagnata da una guida d'eccezione (grazie Federica alias Libri e Marmellata), mi riempio gli occhi e le borse di libri, leggo avida le novità, sorrido nel ritrovare testi già letti, mi avventuro tra gli editori stranieri, capto discorsi ed espressioni entusiaste. A metà giornata mi sento già esausta, è la seconda volta che vengo e la seconda volta che mi dico che un giorno non basta, c'è troppo da vedere, troppo che vorrei ricordare ... troppo che vorrei comprare! Mi sento dentro una bolla e, se da lato, la cosa mi affascina perché sono circondata da persone che hanno la mia stessa passione e che fanno un lavoro che ammiro, dall'altra non posso non chiedermi quanto sia vero questo mondo, quanta di questa bellezza sia davvero colta, apprezzata, condivisa fuori da qui, quanto questi sforzi di mantenere un livello di produzione editoriale alto abbia un effettivo ritorno. La sensazione è che lo scalino sia ancora molto alto e che lungo questa strada meravigliosa e faticosa che si chiama "promozione di una buona lettura" ci siano tante forze che remino contro. Prima fra tutte la crisi economica, l'impoverimento della nostra qualità di vita che mette al primo posto la fame che non la sete di cultura, che costringe le famiglie a fare delle scelte, e quelle scelte spesso penalizzano il libro. 
Ho sentito un piccolo editore affermare che bisognerebbe riuscire a fare libri buoni a basso costo, ma basterà davvero? 
Io credo ci sia ancora tanto da fare, anche se tanto si sta già facendo. 
Forse questa esclusività della Fiera non è così positiva: in Italia esistono molti festival del libro e della letteratura, ma tutti si indirizzano verso gli autori e gli editori più conosciuti. 

Esiste un posto che si chiama Bologna e dentro questo posto ce n'è un altro che si chiama Fiera dell'Editoria per ragazzi. Qui c'è il meglio del meglio. Perché non farlo vedere a tutti?




domenica 24 marzo 2013

Domenica 12/52 ... elogio degli anticorpi e altre cose inutili!

Sulla carta si prospettava un fine settimana da bollino nero, come mettersi in autostrada il primo weekend di agosto: sai già che andrà male, ti abbronzerai con il segno del finestrino della macchina e che il mare lo vedrai solo il giorno dopo.
Dicevo, le premesse erano fosche perché Ale venerdì ha fatto il terzo richiamo del vaccino e il club della mamme mi aveva dipinto tetri scenari popolati da febbre, insofferenza e irritabilità.
Aggiungici una previsione meteo che, alla faccia della primavera, annunciava pioggia pioggia e ancora pioggia ... insomma la ricetta per una domenica da incubo era più che assicurata!
Che poi, quando diventi mamma, sviluppi un tale senso di protezione e attaccamento che la sola idea che buchino le gambine del tuo cucciolo ti fa rabbrividere.
Venerdì mi presento con questo scenario nella testa, lui bello sorridente e ignaro del destino che lo attendeva, noi (ovvio che mi sono portata pure il papy) visibilmente nervosi nel sentire i pianti degli sfortunati prima di noi.
Il tutto, a dire il vero, si conclude molto in fretta, poche lacrime e via. Io durante il giorno mi aspetto il peggio e ho già pronta la mia scorta di tachipirina.
E invece nulla, zero assoluto, persino sorrisi a go go e voglia di giocare. Ma vuoi vedere che questa balla storia degli anticorpi funziona davvero? Perché Ale, va detto, da quando ha cominciato l'asilo ha collezionato febbroni da cavallo, bronchiti, tonsilliti, raffreddori e via dicendo. Al punto che, alla solita frase "dai che così si fa gli anticorpi" ripetuta per l'ennesima volta, la sottoscritta cominciava a dubitare e a chiedersi quante dosi ancora di antibiotici servissero per vederne qualcuno all'orizzonte.
Insomma il ragazzo ha reagito benone e la domenica ha assunto una piega diversa. Peccato che anche il tempo non abbia preso direzioni differenti!
Cosa fare allora in una domenica di pioggia? Si potrebbe cominciare con aiutare mamma e papà a cambiare le lenzuola e fare il letto! Ottima occasione per spassarsela e giocare a nascondino.



Poi si possono provare attrazioni proibite ... so già che mi pentirò di avergli insegnato a lavarsi le mani nel bidet! Non notate poi niente di nuovo? Ale si è di rifatto il look e ora ha un aspetto decisamente più ordinato. Certo non è stato facile tenerlo buono durante il taglio: ciuccio e canzoni sul tablet sono stati validi alleati.


Sarà pure una domenica di pioggia, ma noi non ce la facciamo a starcene chiusi in casa. Lasciamo il pupo dai nonni e decidiamo di farci un giro in centro, magari curiosando qualche negozio.
Finiamo così in un must per mammà: il settore casalinghi pieno di quelle cose taaaanto carine e di design, quelle che metti in bella vista tanto fanno scena e chissenefrega se poi non le usi. Avanti, chi non vorrebbe avere un utilissimo accessorio per dividere in fette una torta, un contenitore da forno per cuocere le uova, un pelaverdure da dito con tanto di anello, delle formine decorate per i dolci del pupo che si suggellano nella mega torta a forma del biscottino di Shrek o dei coloratissimo spremiagrumi con tanti di sembianze umane?
Ok, non compriamo niente di tutto ciò ... e papy tira un sospiro di sollievo!


Insomma, nonostante tutto, siamo sopravvissuti a questo fine settimana.
Ale, esausto, è crollato tra mie braccia a casa dei nonni. In mancanza del suo amico di pezza, ha trovato un degno sostituito.





Corro anche io sotto le lenzuola!
Buon inizio settimana!


venerdì 22 marzo 2013

Al via Talent Donna ... le prime impressioni! Seconda parte

Come vi avevo accennato nel post precedente, la seconda parte del primo workshop di Talent Donna ha visto Domitilla Ferrari prendere la parola. 
Dire chi è Domitilla non è cosa semplice. Mi piace molto la definizione che usa sul suo sito: social player. Oltre, infatti, ad essere una giornalista, una blogger e un'esperta di marketing, la nostra docente ha uno spiccato talento nell'utilizzo dei canali social, segno inequivocabile di una persona che ha imparato a coglierne i linguaggi, le definizioni, gli scopi, l'utilità fino a farne ormai strumenti di vita e di lavoro irrinunciabili.
In rete la trovate spesso sotto lo pseudonimo @semerssuaq ... e lascio a voi scoprirne il significato! 

Immagine tratta da talentdonna.it



L'intervento di Domitilla si propone di concentrarsi sulle modalità con cui intendiamo promuovere e far conoscere la nostra attività e i punti su cui insiste sono tre:

  1. Definire e localizzare il cliente: potrà sembrare un'ovvietà (quasi un gioco di parole per lei che si etichetta "guru dell'ovvio"), ma prima di partite è bene avere ben chiaro il target di riferimento perché solo in questo modo potremo intercettarlo nella maniera più corretta. Dalla carta stampata a Twitter, da Facebook alle mailing list, ogni nostro interlocutore dovrà essere raggiunto tenendo conto del canale che stiamo usando.
  2. Raccontare una storia: spesso è la strategia migliore per diffondere e valorizzare la propria idea.  Più che mettere in primo piano cifre e prezzi, narrare chi siamo, cosa ci distingue, come è nata la nostra idea conferisce un plusvalore. Le persone sono particolarmente sensibili alle storie, spesso ci si identificano, riescono a percepire i vissuti e le emozioni che si celano dietro ad un'attività o un progetto. Questo è un dato che effettivamente ho sperimentato sulla mia pelle quando ho pubblicato il mio libro: raccontare di me per parlare di qualcosa di più grande come può essere una patologia poco conosciuta crea un senso di affinità e vicinanza, rende più comprensibile quell'esperienza. E' un insegnamento prezioso che voglio tenere bene a mente!
  3. Creare un piano di comunicazione: qui le buone regole del giornalismo (leggere tanto/di tutto, le mitiche 5 W) regnano sovrane. Quando si deve comunicare bisogna crearsi un background di conoscenze che non si significa, ricorda Domitilla, accumulare indirizzi mail per inviare centinaia di comunicati stampa. La qualità prima della quantità: coltivare le persone, percepirne i gusti e gli interessi, rendersi partecipi così che gli altri apprezzino chi siamo e il nostro lavoro e decidano di investire parte del loro preziosissimo tempo su di noi. Ben vengano poi le tradizionali ricerche su internet per cogliere le tendenze, le ricerche più frequenti sui termini di ricerca che ci riguardano o quelle per capire che tipi di canali social utilizzano i nostri potenziali lettori/clienti. Tutto questo costituisce la base per poter coltivare un network e realizzare un piano di comunicazione efficace e coerente con il nostro progetto. Regola infine fondamentale: ottimizzare gli sforzi ... il che vuol dire non passare tutta la giornata su internet perché non è detto che questo porterà a dei vantaggi tangibili!
Domitilla ci rammenta poi quanto possano essere preziosi i network: non solo aiutano a condividere le idee, ma se ben strutturati, ci permettono anche di crescere. Il suo invito è quindi quello di leggere il più possibile, anche argomenti che ci sembra abbiano poco a che fare con noi, cogliendo i suggerimenti che ci vengono offerti da altri utenti. Da parte nostra, invece, dedichiamo del tempo a chi ci legge e commenta perché ci sta facendo un regalo prezioso.
Mi sembrano ottimi consigli!

Qui trovate le slide della lezione ... sì, abbiamo parlato tanto di scarpe!!!


PS: se Domitilla legge, spero le faccia piacere sapere che ho corretto tutti i perché con l'accento sbagliato! Per l'eccesso dei puntini di sospensione ho un difetto cronico. Al liceo pensavo di scrivere la mia biografia tappenzandola di punti esclamativi e puntini ... per fortuna ho abbandonato l'idea!


giovedì 21 marzo 2013

Al via Talent Donna ... le prime impressioni!

Questa volta non mi sono fatta prendere dalla foga di scrivere subito qualcosa.
Ho lasciato che le parole e i volti si sedimentassero, che le voci ascoltate assumessero contorni e profili più precisi, che prendessi maggiore consapevolezza della strada che ho iniziato a percorrere.

Sabato scorso, in una splendida giornata di sole che ho potuto assaporare fin dalle prime ore del mattino, ho preso parte al primo workshop di Talent Donna, il progetto di valorizzazione dell'empowerment femminile promosso da Fattore Mamma che si propone di mettere l'accento sulle risorse della Rete come strumenti per accrescere o far nascere il proprio business.
La gravidanza prima e la maternità ora sono stati un taglio netto, una pausa forzata nel mio percorso di crescita e di vita. Voglio continuare a fare la mamma con la dedizione e la passione di adesso, ma voglio anche fare qualcosa per me stessa, qualcosa che mi realizzi e dia un senso alle mie passioni e ai miei interessi. Tutto questo non può prescindere dall'importanza di conoscere la Rete, le leggi che la governano, le sue potenzialità, anche i suoi rischi. Soprattutto non può fare a meno delle persone che tessono questa rete, tante donne che grazie al blog sto imparando a conoscere, persone che mi stanno dando la carica, menti energiche e appassionate. 

La prima di loro mi si presenta già sul treno che porta a Milano e questo è già un indizio della potenza dei social media. Basta una foto postata su Instagram per rendersi conto di essere proiettate verso la stessa direzione e che vale la pena continuare la strada insieme. Conosco così Cristiana di Cento per Cento Mamma, una delle blogger che ce l'hanno fatta e che, dopo un'esperienza lavorativa che non la soddisfava, si è buttata in ciò in cui credeva, nonostante molti le dessero della pazza.
Anche lei, come altre blogger che troveremo al corso, pensa di sfruttare le nozioni che apprenderà al corso per arricchire la sua esperienza professionale. Mi accorgo subito, però, che le personalità presenti sono molto varie e che, accanto a coloro che come me cercano di trovare stimoli per prendere il volo, ci sono coloro che attraversano una fase di transizione e cercano il modo di conciliare se stesse, la loro attività e i loro interessi.

Mi piace quest'universo variegato, dalla differenza ci si arricchisce sempre e il clima di attesa e di emozione che accompagna i primi minuti sboccia poi nella ricca e profonda introduzione di Mafe De Baggis, freelance esperta di community e comunicazione. 

Immagine tratta da talentdonna.it

Mi sembra che le sue parole inquadrino subito un problema che sento forte: la rete e i suoi social media, pur essendo ormai parte della nostra vita, continuano a farci paura. 
E' vero, spesso mi sento schiacciata dal sovraccarico di informazioni, ho la sensazione di non trovare mai le fila di un discorso, che siano troppe le storie interessanti che vorrei leggere ma non riuscirò mai. 
Della serie:


Immagine tratta da www.empowernetwork.com


Mi piacerebbe essere più metodica nell'utilizzo che faccio dei social media e non nascondo che le sue parole sono state un'illuminazione: 
"In un mondo incerto, programmare è stupido!"
Non solo, ricorda Mafe, la rete è piena di imprevisti (i cosiddetti "cigni neri"), ma aggiungo io è importante selezionare ciò che ci viene offerto, imparare a distinguere i contenuti. Mafe fa bene poi a ricordare che dentro i computer ci sono delle persone e che, indipendentemente dai mezzi che decideranno di utilizzare per comunicare, ogni realtà avrà il suo proprio linguaggio. Non solo: usare i social media ci pone sempre sulle luci della ribalta (che bello ritrovare Goffman!) e, dunque, bisogna saper gestire le informazioni che diamo di noi stessi, perchè se è vero che grazie alla rete offriamo sempre di più un lato di noi spontaneo e sinceri, dall'altra siamo continuamente esposti e potenzialmente danneggiabili.

Concludo questa mia prima parte di impressioni su Talent Donna con una bella immagine che Mafe ci ha condiviso e che ha chiamato "la sindrome dell'elefantino".
Forse non tutti sanno che, per (purtroppo!) addomesticare un elefante, si è soliti legare una sua zampa ad un palo finché è cucciolo. Proverà a liberarsi da questo vincolo, ma col tempo questa condizione di schiavitù diventerà scontata e, nonostante sia cresciuto e potenzialmente in grado di spezzare la catena che lo imprigiona, non farà più nulla per liberarsi.
Molte di noi sono così: legare al palo delle convenzioni, del "non ce la faccio", del "vorrei ma non posso", del "non sono brava abbastanza". Spesso ci manca il coraggio, la voglia di osare, di tentare, di gettare allo scoperto le nostre carte, di metterci alla prova. 
L'invito di Mafe è allora quello di essere più consapevoli del nostro talento, soprattutto ora che la rete è così accessibile e alla portata di tutti.

Per dirla con le parole di Milton H. Erickson: "(...) Tuttavia non ero preoccupato, perchè sapevo che ero in grado di parlare, e sapevo che ero in grado di pensare, e sapevo che avevo imparato molte cose nel corso degli anni". 

Per chi fosse interessato su Slide Share trovate le diapositive della presentazione di Mafe ... purtroppo senza il carisma e la personalità di Mafe!

Prossimo post dedicato all'intervento di Domitilla Ferrari.


martedì 19 marzo 2013

Auguri papà!

19 marzo, festa del papà e per noi è un piccolo evento perchè la festeggiamo per la prima volta.
Un anno fa di questi mesi arrancavo con il mio pancione e, nonostante la sporgenza non indifferente, costringevo il maritozzo a interminabili passeggiate per conciliare il sonno e mettere a tacere i mille pensieri che mi agitavano la testa.
Mi sembra incredibile che sia passato già tutto questo tempo ... soprattutto è pazzesco che, per rallegrare questa giornata, la sottoscritta, la novellina dei fai da te, si sia messa a realizzare qualcosa e abbia deciso che, volente o nolente, prima o poi deve fare amicizia con il vinavil.
Diciamolo, il primo esperimento non era venuto male.
Perchè non replicare?
Ho pensato ad un classico: una cornice con un collage di foto che ritraessero il papà e il pupo durante questi primi mesi di convivenza. E' stato facile, grazie a picmonkey che consente di modificare foto con una serie effetti (la maggior parte gratuiti) e di dare vita a combinazioni fotografiche di grande effetto.
Per la cornice volevo qualcosa di semplice e così mi sono cimentata con il cartone liscio, ritagliato della misura necessaria anche per creare un piccolo piedistallo che sostenesse il tutto, e quello ondulato per realizzare un motivo che inquadrasse la foto. 


Via con la colla per assemblare il tutto ... e per scoprire che non è così facile essere precisi con le misure. Beh, puntiamo sull'elemento "grezzo e impreciso" e spiacciamolo come voluto!!!
Sul retro della cornice, in cui ho lasciato il cartone a vista, ho scritto una frase.
Ecco l'effetto finale!



La sorpresa è stata servita al mattino insieme alla colazione e devo dire che il papà ha molto gradito. E' un'idea semplice, ma di grande effetto. Per colpire non c'è bisogno di grandi acquisti e sono contenta che abbia apprezzato!
Ma non è finita!!!
Da parte della mamma arriva anche un bel libro per saziare la sete di lettura del papy che era a secco da qualche mese e poi arriva la super sorpresa dell'asilo: insieme al caffè ci viene consegnato un vero e proprio capolavoro del nostro nanetto, un dipinto degno della migliore arte contemporanea che fa scattare la commozione generale!!!


Buona festa a tutti i papà!!!


domenica 17 marzo 2013

Domenica 11/52 ... un diavolo per cappello!

Ci sono quelle domeniche che pensi partiranno fiacche, proseguiranno storte e si concluderanno tragiche. Quando le previsioni meteo annunciano da giorni neve e freddo quando ormai siamo a due passi dalla primavera, pensi che sarà una di quelle. 
E che ci faccio con un piccolo terremoto che gattona ovunque chiusa in casa tutto il giorno?
Ora ditemi quello che volete, ma con queste premesse, resta una sola e tragica scelta: il centro commerciale! Sì, quello che eviteresti come una spiaggia affollata il giorno di Ferragosto e che sai perfettamente sarà lo stesso obiettivo di altre centinaia di famiglie che, come te, devono sopravvivere ai propri figli. 
Ma ... siamo fortunati! Ne scegliamo uno poco affollato, ci troviamo pure un regalo per il pupo in vista del suo imminente compleanno e poi eccoci qui, a fare i genitori scemi che provano i cappelli sul loro bambino che, volente o nolente, acconsente a questa vera e propria sfilata.
E allora, signori e signore, vi presento con grande entusiasmo la nuova collezione di copricapi per la prossima stagione primavera-estate:

  1. Modello Schumacher: indicato per l'uomo sportivo, che ama la velocità e a cui si illuminano gli occhi quando vede sfrecciare una testarossa. 
  2. Modello FBI: adatto al ragazzo appassionato di thriller, fan sfegatato del canale Fox Crime, non si lascia sfuggire una notizia di cronaca nera ... e sa sempre per primo chi è il colpevole!
  3. Modello denim: perfetto per un fisico asciutto e sportivo, è un uomo che veste sportivo e casual, un vero rubacuori.
  4. Modello "me ne infischio": perfetto per le "teste calde", quelle che vanno controcorrente, poco rispettose del savoir faire, fanno del rap la loro filosofia di vita e se gli dici che "così non si fa", loro ti rispondono: "me ne infischio!"

Non male, vero?
Non è finita, però.

      5. Modello "La grande Jatte": se non conoscete il famoso dipinto di Seurat, vi invito a scovare il personaggio che indossa lo stesso cappello. Perfetto per le prime e intense giornate di sole .. che si spera arrivino presto!

     6. Modello J.R. Dallas: adatto all'uomo ambizioso, tenace e che non vuole perdere mai.


Il mio preferito, però, resta lui ... l'unico, l'intramontabile, inimitabile genio della musica: Michael Jackson e il suo cappello, vera e propria icona di questo mostro sacro, sono qui riproposti con una piccola variazione in tema primaverile.
Ditemi che non vi sembra il degno erede del cantante di Billie Jean???



Ok, lo confesso, papy ed io, sotto gli sguardi perplessi della commessa, ci siamo divertiti come pazzi.
Ne abbiamo comprato soltanto uno (per la cronaca quello che tiene in mano!), ma ci resta la curiosità di sapere quale sia il vostro modello preferito.
Se già solo questa piccola parentesi di gioco è bastata per dare allegria alla giornata, abbiamo pensato di chiuderla con un regalo per noi: una cena senza il pupo!!!
Dopo averlo parcheggiato affidato ai nonni, ci siamo buttati sotto la neve del centro di Torino alla ricerca di un ristorante che soddisfasse i nostri gusti. Dall'idea di mangiare pesce, siamo passati alla trattoria tipica ma chiusa, all'osteria che fa una farinata super ma tutta prenotata fino ad arrivare ad uno sconosciuto ristorantino sardo a due passi da Piazza Palazzo di Città.
E' stata un'ottima scelta: tagliere di salumi e formaggi con un lardo SPETTACOLARE, malloreddus e manzo al cannonau. Tutto ottimo e abbondante! Mamma e papà si sono sentiti come in lune di miele e, nonostante il freddo e i piedi congelati, siamo stati bene ... abbracciati sotto l'unico ombrello!


venerdì 15 marzo 2013

Tutine azzurre e rosa astenersi! Una riflessione sul genere

Ricordo ancora vividamente il giorno in cui la tanta attesa ecografia morfologica ci ha annunciato senza ombra di dubbi che nella nostra vita sarebbe arrivato un pimpante maschetto. A parte lo smarrimento iniziale dovuto a mesi e mesi di pronostici e osservazioni della mia pancia che, analizzando le mie rotondità, avevano convinto i più dell'arrivo di una femminuccia, pensai subito con sgomento alla valanga di body, tutine, magliette, calzini e felpine azzurre, di quell'azzurro sbiadito, che avrei ricevuto.
Così, in un impeto improvviso, nel comunicare la notizia al mondo, aggiunsi: "tutine azzurre astenersi".

Ricordo ancora e con una punta di rammarico i momenti della mia infanzia quando, a causa dei miei "bad hair days", ero costretta a portare un cappellino con la visiera e il mio look non trapelava molto la mia femminilità. Se è vero che una gonna e il rosa fanno bambina, nel mio caso questo non bastava.
Una volta, nonostante portassi indumenti femminili, quel mio berretto e l'assenza di una chioma fluente, spinsero una donna a definirmi "un bambino", cosa che mi mortificò moltissimo e che sul momento mi impedì di rispondere a tono: "ma non vedi che ho una gonna?".

Perchè i colori, l'abbigliamento, l'aspetto sono ancora così discriminanti? 
Ci sono ancora genitori che crescono i loro figli con la convinzione che se ti vesti di viola sei un bambino effemminato e se porti calzoncini e i capelli corti sei un maschiaccio? Perfino i giochi sono etichettati: un giorno di qualche mese fa, in centro gioco educativo, ho assistito alla scena di una mamma che velatamente rimproverava il figlio perchè sceglieva un gioco con un coniglietto o una papera (roba da donne!) invece che uno con un bel drago o un animale feroce. 
Mi ritengo fortunata: da piccola ho potuto giocare come volevo, avevo valanghe di bambole e peluche, ma anche un vasto assortimento di macchinine da far invidia ai miei amichetti.




Per mio figlio non mi sto ponendo nessun problema: io adoro i colori e glieli propongo tutti (ok, ho anche rivalutato un po' l'azzurro), nella sua camera domina l'arancione e non mi si è accapponata la pelle quando un'amica mi ha prestato la giacca della sua bimba per l'inverno. Spesso mi sento dire "Che bella bambina!" per via dei suoi occhioni e delle ciglia lunghe ... io rispondo che è un maschio, ma non mi offendo! Da mamma orgogliosa del suo pulcino, so che il suo sguardo è davvero magnetico e mi fa piacere se viene notato.

Anche nell'universo dei libri mi sento fortunata: ho letto di tutto, dai romanzetti femminili ai thriller e questo mi ha fatto capire che non esistono testi per maschi e per femmine, ma solo buona e cattiva letteratura, autori che meritano e altri che ci hanno provato.
A proposito di libri, ve ne consiglio uno adatto a grandi e piccini. L'autrice, Bianca Pitzorno, è una vera pietra miliare dell'editoria per ragazzi e questo testo, "Extraterrestre alla pari", andrebbe letto in tutte le scuole.



In un'epoca sconosciuta, si è stabilito un collegamento tra la Terra e un pianeta lontano. Le famiglie extratterestri possono far partecipare i loro figli a un vero e proprio scambio culturale nel quale quest'ultimi si intrattengono sulla Terra per dieci anni e vivono con i loro nuovi genitori terrestri. 
Mo arriva così sulla Terra e la sua famiglia adottiva ne è entusiasta. Ma c'è un piccolo problema. Sul pianeta di appartenenza il tempo scorre diversamente e fino ai 50 anni gli abitanti non hanno un sesso definito.
Questa notizia getta i terrestri nel panico. Come si può far crescere ed educare una persona senza sapere se è maschio o femmina?
Comincia così un complesso e ironico percorso di conoscenza: si fanno esami del sangue, test psicoattitudinali e altre indagini. Se all'inizio Mo viene classificato come maschio e quindi vestito, intrattenuto, educato come tale, all'improvviso si scopre che in realtà è una giovane donna e tutto deve essere cambiato: la scuola, gli amici, il look, le attività da fare, perfino l'arredamento della stanza.
Mano a mano che si procede nella lettura, assumiamo sempre più il punto di vista di Mo, sbigottito e anche deluso dal modo con cui i terrestri etichettano le persone, precludendo loro determinate possibilità.
Non vi racconto la fine del romanzo, ma è ovvio che, al di là dell'assurdità della situazione, è evidente come la nostra società metta in atto una serie di meccanismi impliciti e sottili di definizione sociale.
In fondo me lo dicevano anche all'università: "il sesso è natura, il genere è cultura".

Questo post partecipa all'iniziativa Blog tank del mese di Marzo.

mercoledì 13 marzo 2013

Quello che le donne non dicono


Vorrei fare un'affermazione forte e la metto proprio qui, all'inizio del post, così che non si perda e mi risuoni nella testa mentre scrivo: essere mamma non vuol dire essere felice!
Precisiamo, onde evitare commenti e messaggi preoccupati: una mamma non è per natura infelice, ma ha diritto di sentirsi così, qualche volta, a giorni alterni, intere settimane.
No, non sto parlando di me, o forse parlo di una me di quasi un anno fa, alle prese con un frugoletto su cui per mesi avevo fantasticato e che è piombato nella mia vita con un effetto devastante.
Questa riflessione nasce dalla chiacchierata online che ieri sera ho fatto con altre mamme sulla chat di Quandonasceunamamma e che traeva spunto dall'imminente uscita nelle sale cinematografiche del nuovo film di Alina Marazzi dal titolo "Tutto parla di te", un lavoro che, come ha spiegato la regista, attraverso la raccolta di numerose testimonianze, vuole raccontare le difficoltà di una madre nel rapporto con il figlio, l'ambiguità e l'incertezza che si prova nell'essere mamma e non sentirsi adeguata al compito.

Oggi si sente spesso parlare di depressione post-partum ma secondo me non se ne parla nel modo giusto.
Si sa che c'è, che arriva dopo il crollo degli ormoni, dopo il rientro a casa, quando cominci a fare i conti con la quotidianità.
Eppure mi sembra che sia qualcosa ancora molto sottovalutato, etichettato sotto la frase "è una fase, passerà!", per lo più taciuto dalle stesse donne che, diventate madri, sentono il dovere di sentirsi felici.
Se ritorno indietro con la mente e se rileggo i primi post scritti dopo la nascita di Alessandro, riesco ancora a cogliere lo smarrimento, la sensazione di non farcela, la frustrazione di un allattamento tanto desiderato ma che spesso diventava una battaglia. Mi vedo in preda a mille opinioni, luoghi comuni, detto e non detto, e io lì in mezzo a questo mare, incapace di nuotare, di vedere la riva, di sentirmi bene.
Ho vissuto mesi difficili soprattutto perchè, per ascoltare gli altri, non ascoltavo me stessa e non capivo che, se davvero era più forte di me controllare l'orologio tra un pasto e l'altro, forse non potevo conciliarmi con l'allattamento a richiesta.
Forse non sono fatta per allattare e lo dico non con rimpianto o sfiducia, ma con consapevolezza. Tutto quel senso di dipendenza e di responsabilità mi ha soverchiata, ero stanca, avevo bisogno di non sentirmi necessaria ogni due ore.
E così piano piano ho fatto le mie scelte, ma sono ancora ricaduta. I primi tre mesi sono stati un'altalena di emozioni e solo quando il piccolo ha preso un ritmo stabile e prevedibile ho cominciato a sentirmi davvero mamma.
Sì, ho bisogno di prevedibilità, di sapere con ragionevole certezza cosa accadrà almeno nelle tre ore successive. Non sto costruendo un bimbo programmato, ma so che le routine fanno bene ad entrambi.

Ora sono qui, ad un passo dal primo compleanno, mi sento mamma fino in fondo all'anima, ho imparato ad amare mio figlio e ad ascoltarmi di più.
Però non so se ne sono uscita del tutto, a volte certi pensieri tristi si riaffacciano.
Mi manca mia madre ... la gravidanza e la maternità le ho vissute senza di lei, la sua malattia la sta portando lontano. I miei momenti bui spesso sono dovuti a lei, alla sua assenza, al non poterle chiedere un consiglio, un aiuto. Nel compito più grande di tutta la vita mi sento improvvisamente sola.
Mi manca mio padre ... ho sempre pensato che sarebbe stato un nonno perfetto, ma deve badare a mia madre, è giusto che sia così, non è giusto che Ale non conosca quasi suo nonno.
E così, alla fine di questo post, mi sento infelice, una mamma infelice e lo voglio gridare forte!
Basta con la retorica e le frasi fatte ... la maternità è un'esperienza complicata, il domani spesso spaventa e i propri sogni finiscono in un cassetto che non si sa quando si potrà riaprire.

Voglio andare a vedere questo film, tutte le donne, madri e non, dovrebbero vederlo!
Intanto vi invito a consultare il sito "Tutto parla di voi", uno spazio di lettura e condivisione che è nato parallelamente alla realizzazione del film, un'occasione per raccontare la propria storia con un video, un racconto o un tweet. Potete seguire gli aggiornamenti anche sulla pagina facebook e su twitter (#tuttoparladivoi).



C'è bisogno di offrire un nuovo sguardo sulla maternità, un punto di vista che racconti senza veli e timori anche le zone d'ombra, i pensieri oscuri, le sensazioni taciute.
E' importante sapere che non siamo sole!

Vi lascio con il trailer del film:


lunedì 11 marzo 2013

Ce la faccio! Consigli di sopravvivenza per mamme

Benedetto, benedetto asilo! Quando Ale gode di buone salute e per sette ore al giorno vive, gioca e dorme lontano da casa, io riprendo i miei spazi, leggo articoli in arretrato, consulto con calma la posta, mi metto perfino a cucinare. Alla fine mi manca e non vedo l'ora di riabbracciarlo e le ore che ci separano dalla nanna sono un piacere!
Ma, c'è sempre un ma ... a volte questa magnifico equilibrio si spezza, Ale perde la sua battaglia con i virus di turno, cominciano le prime notti in bianco e le settimane diventano interminabili.
Ora che il nanetto si muove velocemente e cerca di intrufolarsi in tutti gli angoli della casa, stargli dietro è davvero dura e a fine giornata le forze sono davvero poche.
Servono strategie di sopravvivenza, piccole tattiche quotidiane che, se non risollevano le energie, per lo meno ci aiutano ad arrivare interi all'ora di cena, quando il papà ritorna a casa e io posso tirare un attimo il fiato.

Ecco le armi nell'arsenale di mamma:

- organizzazione fin dal mattino: sveglia puntata sull'orario del papà, via di corsa in bagno per essere già  pronta quando il pupo si sveglia. Sì, diciamolo, non sono proprio dei risvegli rilassanti e rallentati, ma una mamma sa quanto sia preziosa una doccia ... riuscire a pianificarla non è cosa da poco!

- coinvolgere il pupo nelle piccole attività domestiche: rifare il letto, passare l'aspirapolvere, stendere il bucato ... tutto è più facile se riuscirete ad attrarre il piccolo  in modo da non doverlo inseguire per tutta la casa. Fate in modo che sia lui a seguirvi!

- rituale della nanna consolidato: potrà volerci un po', ma se il pupo impara a riconoscere il momento dei riposo sarà più facile metterlo a dormire. Il mio consiglio è di aiutare il bambino ad addormentarsi da solo nel suo lettino, magari con un oggetto a cui possa affezionarsi e che lo consoli nei momenti di difficoltà. Tutto questo non vi farà guadagnare ore di sonno, ma ruberà meno tempo nella fase dell'addormentamento.

- un valido aiuto quando possibile: siamo mamme, siamo in gamba, ma non siamo invincibili. Se pensiamo di non farcela più, se ci serve un quarto d'ora d'aria chiediamo appoggio a qualcuno ... nonni, zii, amici, vicini di casa fidati. 

- fate del congelatore il vostro miglior amico: non sempre mi è possibile preparare sul momento pranzo e cena, soprattutto quando il pupo mi gira tra i piedi tutto il giorno, e per questo motivo cerco di fare delle porzioni extra da poter congelare e usare nei momenti di emergenza. Non sarò la regina dei fornelli, ma riesco a preparare il pasto del pupo in pochi minuti.

- un bel respiro e via: non sono propriamente una mamma paziente, ci provo, ce la metto tutta, ma a volte la stanchezza prende il sopravvento! Bene, siamo mamme anche per sbagliare, l'importante è non fare sempre lo stesso errore. D'altronde crescere un figlio non è forse il compito più grande di tutta la vita? Soprattutto nei progetti più importanti è facile inciampare! Detto così anche il più assillante capriccio sembrerà cosa da poco.

Questo post partecipa al blogstorming.

domenica 10 marzo 2013

Domenica 10/52 ... nella natura!

Un record assoluto! Alessandro ha concluso la sua seconda settimana filata di asilo! E' la prima volta che succede da novembre ... che sia davvero finita la stagione dei malanni???
Di certo questa domenica di sole e caldo lascia ben sperare! Dopo aver visto pioggia quasi tutta la settimana, ci ritroviamo in questo vero e proprio assaggio di primavera e non vediamo l'ora di uscire.
Miracolosamente riusciamo a gestire il pupetto e contemporaneamente fare un po' d'ordine per casa. Ci siamo decisi a restituire il box imprestatoci e dove oramai Ale resisteva un nanosecondo. Abbiamo così guadagnato nuovo spazio per racimolare i giochi e ho potuto creare un angolo libri in modo che possano essere più facilmente visti e manipolati. Qualche risultato sembra esserci!


Ci siamo organizzati un bella uscita per il pomeriggio. Con una coppia di amici, ci siamo recati a Zoom, il bioparco poco fuori Torino che ospita presso vari ecosistemi numerose specie animali, alcune delle quali avvicinabili e altre all'interno di scenari comunque privi di gabbie. Il tutto si estende su una superficie molto ampia e ben curata, facilmente percorribile con i passeggini e per di più corredata da una bella piscina fruibile d'estate e nella quale si può nuotare fianco a fianco con i delfini separati da una lunga vetrata. Suggestivo, vero?
Tanti gli animali osservati ... i più simpatici sicuramente i lemuri (sì, proprio quelli di Madagascar) che si sono avvicinati a noi guardandoci con un misto di curiosità e timore.


Il nostro cucciolo ha osservato tutto con molta attenzione, commentando a suon di versi e parlottamenti vari. Certo, riuscire ad attirare il suo sguardo in un punto preciso è ancora difficile, ma sicuramente l'uscita è stata di suo gradimento e per l'occasione si è trasformato in un baby ranger a bordo, pensate un po', di una giraffa!!!


L'altro bimbo in nostra compagnia, un ometto di quasi 20 mesi, si è entusiasmato alla vista di così tanti animali, provava a chiamarli e non smetteva di salutare a destra e sinistra. Uno spettacolo! La cosa più bella ... cogliere gesti di affetto tra di loro!


La giornata è stata lunga e faticosa, Ale crolla sul seggiolino della macchina durante il tragitto di ritorno. Anche a me si chiudono gli occhi, ma mi incanto ancora per un attimo nel godermi i colori del tramonto, con la luce che disegna i contorni degli alberi e concede l'ultimo tepore prima di sparire. 
E' stata proprio una bella domenica!



giovedì 7 marzo 2013

Aspettando l'8 marzo ...

... ricordiamoci che:

Il mondo, prima o poi, sarà delle donne e se, come me, avete un figlio maschio, educatelo facendogli capire che non se la potrà più cavare con facili battute e luoghi comuni. 

Per natura e cultura ci è richiesto essere multitasking ... il che vuol dire che sappiamo fare più cose insieme, le sappiamo fare molto bene. Basta chiederci di scegliere tra affetti e lavoro, basta sentirci in colpa se li desideriamo entrambi.

Non siamo tenute a vestire una taglia 40 perchè i negozi d'abbigliamento ci propongono solo questi  modelli e in vetrina i manichini sfiorano l'anoressia. Vorrei poter sfoggiare con orgoglio la mia taglia 46!

Nella vita abbiamo sempre fatto scelte coraggiose, anche quando ci sembrava di seguire la corrente o di non prendere posizioni. Sappiamo scegliere, ma continua a farci paura. Non importa quanto temerarie saremo nell'organizzare le nostre vite. Noi scegliamo, ponderiamo, valutiamo, pensiamo con la testa e con il cuore. Oggi ci dicono che siamo "emotive", ma noi sappiamo che questa è la vita, questa è la strada giusta.

Una donna non è mai sola. Sappiamo organizzare e alimentare reti di relazioni, leggiamo più degli uomini e creiamo occasioni d'incontro, anche solo virtuali, laddove altri vedono il deserto. 

Siamo sempre capaci di alzarsi. Un imprevisto, un incidente, un lutto, una perdita possono colpirci e ferirci, ma il per bene di chi ci ama e per il nostro tiriamo sù la testa e ci ributtiamo in pista. Soprattutto sappiamo raccontare il nostro dolore: scrivendo, parlando, creando, cucinando, accudendo. Dalla sofferenza sappiamo produrre energia!

Una donna vuol dire affetto, calore, casa, famiglia, figli, passione, dedizione, sacrificio ... siamo il motore del mondo!

Siamo diverse, per interessi, cultura, ambizioni, aspetto, desideri, ma tutte vogliamo qualcosa di più: una società che smetta di penalizzarci, di violare il nostro corpo, che davvero realizzi quell'equità che viene tanto sbandierata, che ci faccia sentire un valore, che non faccia desiderare alle nostre figlie di diventare una soubrette o usare il loro corpo per raggiungere un obiettivo.

Ricordiamoci che al 90% dei casi ... abbiamo ragione noi!!!

Foto tratta da silviaziche.com



mercoledì 6 marzo 2013

Una storia di amicizia

Piove, è umido, la sensazione che arrivasse la primavera è scomparsa ... e io mi rifugio in una biblioteca semideserta, desiderosa di perdermi un'oretta nel settore ragazzi. Ci sono solo io ... è come trovarsi dentro un centro commerciale dopo l'orario di chiusura! Che sballo!
Sono in cerca di ispirazioni sia per il blog che per la rubrica di recensioni che tengo su Torinobimbi.
Scorro un po' di titoli, nessuno attira la mia attenzione e poi gli occhi si posano su un nome conosciuto: Davide Calì. E' una delle firme di punta della casa editrice Zoolibri, una piccola e vivace realtà di Reggio Emilia che, tra le sue interessanti proposte, ha il pregio di offirie sul suo sito la consultazione della rivista Punto&Virgola che raccoglie notizie e articoli sui libri e gli autori.
A dire il vero il testo che ho tra le mani è edito da Emme Edizioni, ma ci tenevo a sottolineare Zoolibri perchè per loro Davide Calì ha scritto l'utilissimo manuale per aspiranti scrittori, illustratori, sceneggiatori e fumettisti. Si tratta della famosa formula "10 consigli" (a cui se ne aggiungo uno!) e lo potete scaricare qui.
Il libro che vi racconto ha il sapore di altri tempi.
"Signor Alce" si presenta, infatti, con una scelta grafica e un'impostazione narrativa tradizionali, ma proprio per questo molto rassicuranti.
Ho imparato che aprire un libro per bambini è sempre una scoperta, che ci sono sempre più spesso autori e illustratori che propongono nuovi modi di raccontare, rompendo gli schemi classici e portando il lettore verso nuovi orizzonti. A volte, però, sento il bisogno di qualcosa di familiare, qualcosa che sia molto simile agli albi che hanno accompagnato la mia infanzia, qualcosa che sappia di casa, calore e tranquillità.
La storia del Signor Alce rispecchia tutti questi elementi. 
Fin dalla prime pagine il racconto e le immagini ci portano ad un clima autunnale, il giallo e il rosso sono i colori dominanti in un paesaggio che odore di foglie secche e primi caminetti accesi.
Il protagonista è ritratto nella sua casa della quale possiamo cogliere i più piccoli particolari: le fantasie variopinte dei cuscini sul divano, un mazzo di chiavi appeso, una paio di scarpe abbandonate sul pavimento, un armadio disordinato. Le prime pagine ci aiutano a scoprire la vita del Signor Alce, accompagnata da pochi ma consolidati gesti rituali: la preparazione della cena in una cucina così simile alla nostra, il piacere di una cioccolata calda mentre si compone un puzzle sul tavolo del soggiorno, la routine della spesa dal negoziante di fiducia.



Qui scopre che Bruno il carpentiere, che abita in una baita isolata, si è rotto una gamba e, seppur abituato alla solitudine, si chide come possa essergli d'aiuto.
Inizia così un costante e piacevole pellegrinaggio, occasione per l'alce non solo di venire incontro alle necessità dell'infortunato, ma di uscire dalla sicurezza della propria casa e sperimentare qualcosa di nuovo.
Nel testo non ci sono dialoghi. Seguiamo l'evolversi della storia attraverso i gesti semplici e genuini di due persone che imparano a conoscersi e ad apprezzarsi, mentre giocano a scacchi in silenzio o sbucciano le castagne davanti al fuoco.
E quando Bruno alla fine gli rivela di aver trovato un amico, il migliore amico, il Signor Alce non dice nulla, ma si sente contento. Non aveva mai pensato di essere il migliore amico di qualcuno.



Bella, bellissima questa celebrazione dell'amicizia che cresce e si consacra solo attraverso i gesti, fatti con il cuore e sempre spontanei. E di fronte a quella scena finale dei due amici seduti uno accanto all'altro, mi sono sentita io stessa parte di quella scena, accanto a quel fuoco che improvvisamente ha riscaldato questo giorno di pioggia.


martedì 5 marzo 2013

Strisce pedonali ... amiche o nemiche?

Ho trovato il volantino mentre aspettavo l'orario di uscita del pupo dall'asilo all'interno di un caffè. 
Si tratta di un'iniziativa che la Città di Torino ha realizzato qualche mese fa, ma l'argomento mi sembra sempre molto attuale, soprattutto perchè quando si parla di sicurezza una mamma drizza sempre le antenne.
Con il progetto "Strisce sicure", il Comune voleva portare l'attenzione sul problema degli incidenti che si verificano purtroppo frequentemente sugli attraversamenti pedonali. Tra l'altro, proprio la zona limitrofa all'asilo di Ale era stata testimone di un bruttissimo incidente diversi mesi fa costato la vita a un bambino di 7 anni appena uscito con i genitori da un negozio di giocattoli. L'auto era scappata, ma dopo attente e meticolose indagini, il pirata della strada era stato rintracciato. Quell'attraversamento pedonale in mezzo ad un corso ad alto scorrimento era stato chiuso, ma è evidente che non basta eliminare i passaggi più a rischio per cancellare il problema.
Da quando viaggio con il passeggino, l'arrivo sulle strisce mi mette sempre un po' d'ansia. Sono, infatti, costretta a sporgermi sulla strada per vedere se arrivano macchine nella mia direzione e, per questo, mi sembra di esporre troppo il bambino.
L'utilità del progetto e della brochure messa in circolazione sta nel riportare alcune norme del codice della strada che i più non conoscono o sottovalutano.
Sull'asfalto, a mio giudizio, regnano infatti due principi:
  • L'automobilista, anche se vede il pedone sulla strada, pensa che si fermerà e non tenterà di attraversare.
  • Il pedone, proprio perchè ha già occupato le strisce, si sente in diritto di attraversare e confida che il guidatore si arresterà.
Entrambi suppongono qualcosa dell'altro ma, all'ultimo, qualcuno dei due cede e, per fortuna, la cosa si verifica spesso. Se, invece, entrambi tirassero dritti per la propria strada, la frittata sarebbe fatta. 
Essendo sia un'automobilista che un pedone, mi rendo conto che spesso è quest'ultimo a non ragionare abbastanza sulla percezione che chi guida ha di lui: la sera i fari delle altre auto in senso opposto e i vestiti scuri non lo rendono immediatamente visibile, per non parlare delle situazioni in cui il sole, battendo sul parabrezza, ci fa guidare quasi alla cieca. 
L'errore più grande: attraversare davanti ad un autobus! Ho assistito personalmente a un investimento di questo tipo e purtroppo, per la fretta e la disattenzione, molti incidenti si verificano in questo modo.

Ecco, allora, cosa è bene ricordare al pedone (art. 190 codice della strada):
  • I pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali. Solo quando questi non esistono o distano più di 100 metri dal punto di attraversamento, è possibile attraversare in senso perpendicolare (e non diagonalmente!),
  • d'altra parte, se si attraversa in una zona priva di strisce, bisogna dare la precedenza alle vetture,
  • è vietato sostare o indugiare sulla carreggiata.
  • le strade non sono piste di allenamento: è proibito circolarvi con tavole, pattini o altri acceleratori di andatura.
Per gli automobilisti, invece (art. 191 codice della strada):
  • bisogna dare la precedenza, rallentando o fermandosi, quando il pedone si sta accingendo ad attraversare (quindi quando si trova sulle strisce!) e lo stesso obbligo sussiste quando si svolta in un'altra strada,
  • se non ci sono strisce, ma il pedone ha già iniziato ad attraversare, occorre agevolare il passaggio e permettere alla persona di raggiungere in sicurezza il lato opposto della strada,
  • è opportuno tentare di prevedere possibili comportamenti scorretti o maldestri.
Il codice, quindi, pone l'accento sulla tutela e sul rispetto del pedone!
Anni luce dalla realtà, vero?
La verità è che, per quanti progetti e brochure informative si possano fare, sono l'azione del singolo, ripetuta insieme ad altri, può davvero cambiare lo stato delle cose.
Rallentare o fermarsi sulle strisce non ci farà perdere troppo tempo. Il rispetto delle persone prima di tutto!